Sul Lungomare Falcomatà, all'altezza di Piazza Camagna, si può ammirare il più esteso tratto della cinta muraria ellenistica di Reggio.
Le mura sono recintate da una cancellata in ferro battuto. II cancello di accesso è quasi sempre chiuso.
Dal punto di vista storico, dobbiamo osservare come questo tratto delle mura di cinta, chiamato "greco", in verità sia stato sempre parte, fino alla ricostruzione di Reggio dopo il terremoto del 1783, del circuito murario della città in tutti i tempi, restaurato innumerevole volte, per fare fronte al degrado del tempo ed agli adeguamenti alle tecniche di assedio sempre più sofisticate. Per quanto attiene alla struttura, va detto che le mura, edificate in mattoni cotti di cui non è rimasta quasi traccia, poggiano su delle fondazioni in pietra tenera locale, con numerosi marchi di cava. La cinta muraria era costituita da un muro "a doppia cortina": solo nella parte bassa, vista la cronica carenza di Reggio di pietra dura, le mura sono costruite con blocchi isodomi di arenaria locale, forse recuperata dalla fiumara Annunziata, disposti su due file parallele, con tratti perpendicolari. I vuoti tra le due cortine venivano riempiti di terra e pietrisco e su questa solidissima base veniva innalzato il muro vero e proprio, fatto in mattoni cotti. Sia i blocchi isodomici che i mattoni erano probabilmente dati in appalto a privati, come dimostrano i marchi di cava sulle pietre e vari bolli sui mattoni: TEICHEON (= delle mura); RHEGINON (= dei Reggini); ORTHON (il nome di un imprenditore); MENNAS (altro imprenditore).
La parte conservata è di straordinario interesse, perché si tratta del punto in cui le mura occidentali facevano un angolo, deviando verso oriente, chiudendo a meridione la cinta reggina.
Incerta la data di costruzione: il Guzzo ha rilevato che negli inclusi dei mattoni siano stati ritrovati frammenti di ceramica, ma ciò si pone come un terminus post quem piuttosto ampio; al momento l'ipotesi più verosimile è che si tratti delle mura costruite dopo la metà del IV secolo a.C., quando Dionisio II ricostruì la città di Reggio col nome di Febea, la città di Febo Apollo. La Soprintendenza archeologica ha ipotizzato che, nel circuito murario reggino, le mura in mattoni crudi siano di epoca del tiranno Anassila (V sec. a.C.), mentre quelle in mattoni cotti siano da attribuirsi al tiranno Dionisio II, che restò a Reggio solo tra il 356 ed il 351 a.C., quando fu scacciato, e la libertà dei Reggini fu restaurata. Altri studiosi pensano, invece, che le mura, così come le conosciamo, siano tutte della parte finale del IV sec. a.C., testimoniando gli interventi di Dionisio II, della Repubblica Reggina e del re Agatocle.
Un recente restauro non ha migliorato la fruibilità culturale delle mura greche, anche se ne ha consolidato la struttura.
(Tratto da "Reggio Città d'Arte - Daniele Castrizio, Maria Rosaria Fascì, Renato G.Laganà - Fotografo Attilio Morabito)
Tutti i diritti sono riservati - Questa pubblicazione non può essere utilizzata, archiviata, riprodotta o trasmessa in alcun modo o forma senza preventiva autorizzazione da richiedere all'UO Cultura Immagine e Turismo del Comune di Reggio Calabria Tel. 0965/23561.

