
Il rapporto tra la città e il mare, che il sistema gradonato delle sue strade privilegia attraverso cannocchiali visivi, si esalta nel suo margine occidentale dove un sistema combinato di percorsi si apre al paesaggio che lo circonda: da Punta Faro attraverso i monti Peloritani sino allEtna ad Ovest; dal litorale di Catona sino ai pianori di Arghillà con in primo piano il colle di Pentimele, a Nord; dalla punta di Calamizzi verso lo Jonio, a Sud, e, in mezzo il mare dello Stretto che assume i policromi toni cangianti continuamente nelle ore del giorno e nelle diverse stagioni.
La città nel corso degli ultimi secoli si è aperta al mare. Dapprima ha demolito la cerchia delle mura, poi ha costruito una strada litoranea e la ha valorizzata con un fronte unitario di edifici e caserme, la Palazzina, e la ha ingentilita con terrazze e fontane.
Nella seconda metà dellOttocento la Via Plutino si allungò verso Nord sino a raccordarsi con la strada del nuovo porto subendo tuttavia una riduzione della sua ampiezza per consentire il passaggio della nuova linea ferrata. Nasceva la cortina di ferro, una barriera tra il mare e la città che avrebbe resistito agli sconvolgimenti naturali della natura che allalba del 28 dicembre 1908, dopo le violentissime scosse, riversò le onde del maremoto che inghiottirono le fontane neoclassiche portandosi sino alla Palazzina.
La continuità architettonica del fronte a mare venne cancellata dal piano di ricostruzione e dalla rigida normativa antisismica, frammentandosi nella dimensione più piccola dei molteplici isolati urbani. Si deve al sindaco del tempo, Giuseppe Valentino, lidea di rimarginare lampia ferita con una sutura costituita da un sistema di verde, costituito da lussureggianti magnolie, palmizi ed altre specie, che si alterna alle riscoperte vestigia della città magnogreca, a monumenti e percorsi sinuosi tra i due livelli, qualificandosi sullaffaccio con una balaustra alternata a lampioni, sopraelevata al percorso ferroviario per non avere ostacoli.
Lelettrificazione della linea interrompeva nuovamente la riconquistata libertà visiva verso lo Stretto determinando lesigenza di trovare una nuova soluzione per ristabilire il rapporto tra la città e il mare. La risposta dellEnte Ferrovie dello Stato arrivò alcuni anno dopo con la proposta di interrare il tracciato ferroviario e creare un sistema di giardini pensili affacciati sul mare. Il progetto elaborato dallarch. Manfredi Nicoletti venne in seguito ridimensionato realizzandosi soltanto il tunnel ferroviario. Seguirono le proposte di sistemazione architettonica dellarch. Lucio Barbera, scartata dopo un intenso dibattito, e quella dellarch. Alessandro Anselmi (in gruppo con lo stesso arch. Nicoletti e con ling. Imbesi) anchessa non recepita. Per opera del Sindaco Italo Falcomatà, coordinato nei rapporti con lEnte Ferrovie dal consigliere Giuliano Quattrone, si è poi riusciti a indirizzare verso una conclusione i termini della riqualificazione, cogliendo appieno i termini del confronto avviati sul finire degli anni Ottanta con la mostra La città e il mare. La nuova definizione dellaffaccio sullo Stretto ha ampliato lo spazio pedonale su due livelli, che ha alternato filari di palme a specie esotiche e mediterranee, che ha realizzato presso lantico molo di Portosalvo larena dello Stretto ed ha raccordato la preesistente struttura del lido comunale, valorizzando la nuova stazione Lido, oggi si propone a chi visita la città e stimolando una superba visione del mare.
Il Lungomare Falcomatà (a lui intitolato dopo limmatura scomparsa) è diventato lo spazio più rappresentativo della città, centro di una intensa stagione turistica estiva e polo della vita culturale tra il Museo della Magna Grecia, il rinnovato ruolo a sede espositiva di Villa Genovese Zerbi, la sede del Rettorato dellUniversità degli Studi Mediterranea, e lauspicata vocazione ricettivo-alberghiera degli edifici che su di esso si affacciano.
(Tratto da "Reggio Città d'Arte - Daniele Castrizio, Maria Rosaria Fascì, Renato G.Laganà - Fotografo Attilio Morabito)
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