La costruzione di un vero e proprio castello dovette avvenire solo durante il lungo regno di Federico II di Svevia, quando l'autorità imperiale dovette provvedere ad un organico sistema difensivo statale del Regno di Sicilia, parallelo a quello messo in opera dai vari feudatari. Questo primo castello di Reggio rimase in piedi fino a dopo il terremoto del 1908, e della costruzione rimangono varie foto e rilievi, che ci permettono di conoscerlo e di ricostruirlo. La struttura, come tutte quelle del periodo svevo, era a pianta quadrata, con quattro torri angolari, anch'esse di forma quadrata. Nel complesso, era una struttura possente ed imponente, segno visibile del potere dei Sacro Romano Imperatore Federico II, la cui statua, con ogni probabilità, troneggiava sulla porta che dava verso la città. Una suggestiva ipotesi di Renato Laganà, che ha curato l'ultimo, accurato, restauro del castello, vuole che la torre dell'angolo di NO, che nelle foto appare costruita con una tecnica diversa rispetto al resto della fortificazione, sia una traccia di una precedente fortificazione, forse il donjon normanno.
Dal momento della sua costruzione, il castello, data la sua importanza strategica, subì una continua serie di restauri e di modifiche, tutti tesi ad adeguare la struttura difensiva all'evoluzione delle macchine d'assedio. Di questi programmi di ammodernamento spesso ci sfuggono i particolari, ma l'evoluzione appare, i ogni caso, chiarissima. Concepito per resistere a catapulte e mangani, il castello dovette ricevere, in epoca angioina, un cammino di ronda protetto da basse mura e torri angolari, che lo cingeva alla base. Questo apprestamento difensivo, che è chiaramente un'aggiunta e non va confuso con preesistenti fortificazioni, aveva il chiaro scopo di proteggere la base del castello dall'attacco di arieti e dallo scavo di gallerie per mine. Forse nella stessa epoca, con lo sviluppo delle caditoie, dovette essere incrementata la scarpa sotto le torri, per permettere di moltiplicare l'effetto dell'olio bollente lasciato cadere dalla sommità degli spalti.
Il vero problema per le strutture del castello doveva, però, diventa re quello della scoperta e dello sviluppo dell'artiglieria con polvere da sparo. La fortificazione, con le sue linee squadrate ed il ridotto spazio sugli spalti, da un lato era troppo vulnerabile al tiro diretto dei cannoni, dall'altro non aveva lo spazio sufficiente per ospitare artiglierie di grandi dimensioni. Per superare questi problemi, i governi che si sono succeduti hanno dovuto adottare dei provvedimenti che, però, non riuscivano a trovare una soluzione definitiva. Dal punto di vista strettamente militare fu subito chiaro che nell'impossibilità di aggiornare adeguatamente il vecchio castello, non restava che addossare alla parte meridionale nuove fortificazioni, più in linea con le necessità strategiche del tempo. Di queste strutture solo oggi, grazie alle recenti prospezioni di Renato Laganà, cominciamo a percepire qualcosa di più tangibile, che ci mostra la cura posta dai governi invasori nel mantenere il castello aggiornato dal punto di vista delle tecniche di difesa.
(Tratto da "Reggio Città d'Arte - Daniele Castrizio, Maria Rosaria Fascì, Renato G.Laganà - Fotografo Attilio Morabito)
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