II cosiddetto Castello aragonese è considerato, insieme ai Bronzi di Riace, quasi il simbolo della città di Reggio. La sua origine come fortificazione, probabilmente, è molto precedente al castello vero e proprio. La collina sulla quale insiste la fortezza, ora molto meno evidente rispetto all'antico, era certamente un punto importante per la tutela del sistema di mura urbiche. Una possibile teoria è che la cinta della palaiapolis, la città arcaica fondata dai Calcidesi nell'VIII sec. a.C., avesse l'area dell'attuale castello come angolo inferiore delle mura che scendevano dall'acropoli. Con l'allargamento della città verso il mare nel periodo ellenistico, la collina del castello dovette rimanere un luogo fortificato di grande importanza militare, mentre le mura, che dovevano piegare a settentrione nella polis classica, scendevano fino al porto, piegando a nord proprio dove le "Mura greche" della Via Marina mostrano l'angolo della cinta.
Durante il periodo imperiale romano le mura non dovettero più essere curate e restaurate, anche se non è sicuro che i forti più importanti certamente presenti nella cinta siano stati abbandonati completamente al loro destino.
Con la guerra bizantino-gotica, sotto l'imperatore Giustiniano I, Belisario, entrando a Reggio per liberarla dai barbari, trovò la città priva di fortificazioni. L'importanza del porto di Reggio per i collegamenti tra l'Italia e Costantinopoli doveva essere troppo importante per permettere che fosse sguarnito, così il generale romeo impose subito il restauro della cinta muraria. L'ottica dell'amministrazione imperiale, crediamo, non era quella di proteggere la città, ma di creare un kastron, un centro fortificato da destinare agli uffici ed alle guarnigioni che dovevano proteggere il porto e la Calabria meridionale. Per questo motivo la città non fu ricostruita sulle colline, nel luogo che era stato scelto in base alle motivazioni strategiche dei coloni calcidesi, ma si riprese, della vecchia cinta, la parte inferiore delle mura, quelle che si appoggiavano al porto. La difesa del nuovo kastron di Reggio, che non aveva certo la pretesa di cingere di mura tutto l'abitato ma solo la parte funzionale al governo romeo, non poteva non tenere conto della collina del castello, che divenne il bastione angolare della cinta rivolto verso le colline.
Dopo la conquista normanna, la città subì vari interventi ad opera dei nuovi padroni. Entro la vecchia cinta urbica fu costruito il nuovo palazzo ducale, ma la mancanza di spazi entro il ridotto spazio delle mura bizantine non permetteva ai dominatori normanni di esplicare un piano di costruzioni all'altezza della loro volontà di potenza. Si decise, allora, di creare una neapolis, una nuova città esclusivamente a beneficio dei conquistatori, prolungando verso meridione il tracciato delle mura. Si venne, così, a recuperare spazio edificabile per la nuova Cattedrale latina e per i palazzi del potere normanno, lasciando ai Reggini l'illusione di mantenere inalterate le proprie strutture di culto. Tra la città greca e quella normanna venne lasciato il vecchio muro di cinta, evidentemente per ragioni di sicurezza degli occupanti, come avvenne anche a Taormina, dove tale accomodamento è tuttora visibile, e probabilmente anche altrove: le due popolazioni comunicavano tramite quella che in epoca successiva venne chiamata la "mezza porta", che, in epoca precedente, era semplicemente la porta urbica meridionale.
Per la tutela della guarnigione normanna, almeno a dare credito alla Canzone d'Aspromonte, venne costruito un donjon, una torre fortezza, che probabilmente venne posta nel luogo più facilmente difendibile, la collina del castello, appoggiata alle mura della città ("e vedi della città le mura ed il donjon" cantano i versi).
Costruzione del castello durante il Regno di Federico II di Svevia
Interventi successivi
(Tratto da "Reggio Città d'Arte - Daniele Castrizio, Maria Rosaria Fascì, Renato G.Laganà - Fotografo Attilio Morabito)
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