La storia millenaria di Reggio segna alcuni passaggi importanti nella evoluzione dellimmagine urbana quelle dei traumi dovuti ad eventi naturali imprevedibili: i terremoti.
La memoria storica ricorda quelli del 91 a.C., quelli del 1509 e del 1599, quello del 5 febbraio 1783, quello del 1841, quello del 1894 e quello del 28 dicembre 1908. Tra questi quelli del 1783 e del 1908 hanno causato notevoli danni alle strutture edilizie determinando, sulla scorta di nuove normative antisismiche, la rimodellazione urbanistica dei luoghi.
Sul finire del Settecento nel territorio colpito dal sisma (Calabria Meridionale e Sicilia Orientale) il Governo Borbonico attuò un generale piano di ricostruzione che, basato su modelli illuministici, impose anche nella ricostruzione di Reggio un sistema di strade a scacchiera che cancellò lantica struttura urbana medievale.
Demolita lantica cerchia muraria, sul fronte a mare venne realizzata una grande strada litoranea su cui si affacciarono lunghi e continui edifici, si tracciò poi lasse viario del Corso e si organizzarono dapprima verso il mare e poi verso monte il sistema degli isolati urbani inframmezzati da piccole piazze. A condizionare larmonioso sviluppo del nuovo tracciato le presenze delle antiche strutture della Cattedrale, del Castello, del Collegio che determinarono configurazioni irregolari.
Rigidamente impostata su dimensioni dettate da una elementare normativa antisismica (due o tre piani) la città assunse i toni neoclassici nelle facciate degli edifici pubblici e privati, nellorganizzazione e nella decorazione degli spazi. Ma sul finire dellOttocento la crescita urbana, che dapprima ne aveva fatto quasi raddoppiare le dimensioni, e le lentezze burocratiche che accompagnarono i Piani di Ingrandimento, determinarono una smisurata crescita in altezza su strutture murarie non adatte a sopportarne il peso.
Gli effetti del terremoto del 1908 furono devastanti e leffimera città neoclassica che aveva incantato scrittori e viaggiatori nel corso dellOttocento e della quale ci restano numerose testimonianze fotografiche consegnò ai primi soccorritori limmagine di pareti diroccate tra cumuli di macerie.
Ai margini dellantico ambito urbano sorse nei mesi successivi al disastro una città provvisoria fatta di costruzioni, prevalentemente il legno, offerte dai soccorritori di ogni parte del mondo (case americane, case canadesi, villini svizzeri, villini norvegesi, ecc.).
Levento del terremoto aprì la città agli apporti culturali esterni determinati dalla presenza di tecnici provenienti da altre parti dItalia e di persone di cultura che avviano un dibattito culturale sulle scelte architettoniche ed artistiche.
Le scelte urbanistiche del nuovo piano di costruzione se da una parte si aprono allimmagine della città giardino, dallaltra vengono condizionate dalle precauzioni antisismiche. Il precedente reticolo a scacchiera venne rivisto e rimodellato: si cancella, per paura del maremoto la Palazzina sostituendola con un originale sistema alberato; si rimodella la parte collinare favorita dallo spostamento del sito della Cattedrale e dal ridimensionamento dellantico Castello; si estende lambito urbano verso Nord negli spazi occupati dalla città baraccata a ridosso del bacino portuale; si riqualifica a Sud larea soprastante la stazione ferroviaria e si supera il limite geografico della fiumara del Calopinace.
I canoni antisismici imposero luso di sistemi antisismici con luso della tecnologia del cemento armato, restando fissati i limiti di altezza a due o tre piani. La Reggio bella e gentile doveva tuttavia subire le offese dei bombardamenti sul finire del secondo conflitto bellico mondiale e, alcuni decenni dopo, tra gli anni Sessanta e Settanta, una serie di alterazioni volumetriche dovute ad una modifica della normativa antisismica ed alla evoluzione della legislazione urbanistica.
La crescita urbana, che ha dovuto subire la piaga dellabusivismo edilizio, ha dilatato, sul finire dello scorso secolo, gli spazi urbanizzati verso la pianura litoranea di Sbarre, sul sistema collinare che recinge la città ad oriente, e oltre la collina di Pentimele verso Archi, Gallico e Catona.
La ricerca di una identità non può che racchiudersi nello spazio urbano del suo recente centro storico in cui limpronta del modello illuminista rivive nello schema ordinato dei suoi isolati, nel suo confrontarsi con la natura circostante, nel suo identificarsi con la cultura di rinnovamento tra Eccletismo e Liberty.
(Tratto da "Reggio Città d'Arte - Daniele Castrizio, Maria Rosaria Fascì, Renato G.Laganà - Fotografo Attilio Morabito)
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